Logistica: canoni prime ai massimi e investimenti per 910 milioni

Fonte Ship2Shore 12.09.2025 Il real estate logistico italiano continua a correre. Nel primo semestre 2025 gli investimenti hanno raggiunto quota 910 milioni di euro, pari al 17,7% del volume complessivo del real estate nazionale, confermando la centralità di un comparto ormai solido e attrattivo. È quanto emerge dal 39° Borsino Immobiliare della Logistica, realizzato dal Dipartimento Research di World Capital Group in collaborazione con Scenari Immobiliari, che restituisce l’immagine di un mercato in piena fase di consolidamento: rendimenti prime stabili al 5,3%, tempi di chiusura delle trattative in accelerazione (il 40% entro otto mesi) e domanda vivace, con 950. mila mq assorbiti nei primi sei mesi. Il dato più evidente è l’aumento dei canoni prime, che segnano nuovi massimi in diverse piazze italiane: Milano a 76 €/mq/anno, massimo storico per il capoluogo lombardo; Napoli a 75 €/mq/anno; Roma a 73 €/mq/anno; Firenze (100 €/mq/anno) e Prato (95 €/mq/anno), in linea con i principali hub europei. Il canone medio nazionale (nuovo e usato) si attesta a 61,85 €/mq/anno, con piazze secondarie che mantengono valori competitivi e attraggono investitori e operatori alla ricerca di opportunità. Il mercato second-hand rimane stabile, con differenziali evidenti rispetto al nuovo: a Milano, ad esempio, 70 €/mq/anno contro 76 €/mq/anno; a Roma 62 €/mq/anno contro 73 €/mq/anno; a Napoli 60 €/mq/anno contro 75 €/mq/anno. Interessante la spinta verso la rigenerazione urbana: il 32% dei nuovi sviluppi è su aree brownfield, a testimonianza della ricerca di soluzioni sostenibili e integrate nel tessuto urbano. La pipeline per i prossimi tre anni ammonta a circa 4,2 milioni di mq di nuovi sviluppi, a fronte di uno stock complessivo di 49,4 milioni di mq. Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio guidano la domanda, mentre in alcune aree a maggiore intensità logistica emergono segnali di compressione dell’offerta. Secondo il sondaggio condotto da WCG, il 50% degli operatori giudica il mercato ‘stabile’, il 30% lo considera in crescita e solo il 20% teme una contrazione. Gli sviluppatori, invece, si mostrano ancora più ottimisti: il 75% prevede stabilità e il 25% crescita. “Il mercato immobiliare logistico italiano continua a dimostrarsi attrattivo sia per investitori che per occupier, grazie a un mix virtuoso di performance economiche, crescita dei canoni e stabilità dei rendimenti – sottolinea Andrea Faini, CEO & Founder di WCG –. Il trend di sviluppo su aree brownfield e la diffusione di standard europei ci dimostrano che il settore è maturo, resiliente e competitivo a livello internazionale”.

Disponibilità al minimo nell’immobiliare logistica italiana

Trasporto Europa 22.11.24 Nel primo semestre del 2024, il mercato immobiliare logistico italiano ha mostrato una sostanziale stabilità, caratterizzata da un cauto ottimismo. Lo afferma il Centro Studi di Remix Italia, spiegando che nonostante le sfide imposte dalla stretta creditizia, la domanda di spazi logistici è rimasta solida e gli investimenti nel comparto hanno raggiunto i 474 milioni di euro, di cui 184 milioni solo nel secondo trimestre. Il tasso di disponibilità ha toccato un minimo storico, scendendo sotto l’1,5%, mentre il rendimento lordo degli immobili di alta qualità (prime yield) si è mantenuto stabile al 5,5%. La quantità totale degli immobili affittati o acquistati (take-up) complessiva ha raggiunto 1,50 milioni di metri quadrati, tendenza trainata dai settori farmaceutico, alimentare e manifatturiero. Questi dati, emersi nella decima edizione di Real Estate Data Hub – elaborata dai Centri Studi di Remax Italia, Avalon Real Estate e dall’Ufficio Studi di 24Max – conferma un panorama in evoluzione, dove nuovi fenomeni, come l’attenzione alla sostenibilità, il riavvicinamento della produzione (reshoring) e l’ascesa dei Data Center, stanno plasmando il settore. Le dinamiche del reshoring e le strategie di accumulo delle scorte (just-in-case) stanno condizionando la distribuzione geografica dei magazzini e delle attività produttive. Queste trasformazioni stanno portando alla necessità di spazi di stoccaggio più ampi e flessibili, spingendo lo sviluppo immobiliare anche in aree secondarie del Paese, come il Sud Italia. I porti di Bari, Napoli e Gioia Tauro, insieme agli interporti di Nola e Marcianise-Maddaloni, stanno diventando sempre più attrattivi per gli investitori globali. Per quanto riguarda i canoni di locazione, i settori farmaceutico, alimentare e manifatturiero continuano a trainare la domanda. A Milano, il canone prime (di alta qualità) si attesta intorno ai 67 euro al metro quadro annuo, mentre per gli immobili last mile (per l’ultimo chilometro) di recente edificazione il valore medio sale a 110 euro. Altre province lombarde registrano valori intorno ai 55 euro. Nel Nord Italia, Verona mantiene livelli simili a quelli della Lombardia, mentre Torino e l’asse Parma-Modena-Reggio Emilia si attestano tra i 50 e i 55 euro. Nel Centro Italia, Firenze si distingue con 75 euro al metro quadro, mentre Roma oscilla tra i 65 e i 105 euro, a seconda del tipo di logistica. Milano, Roma, Padova e Genova si confermano poli strategici per il settore logistico italiano. Il capoluogo lombardo resta una delle aree più ambite, grazie alla ricerca di immobili sostenibili e tecnologicamente avanzati. A Roma, la logistica dell’ultimo chilometro è molto dinamica, sostenuta dalla crescente necessità di consegne rapide. Padova, hub per il Nord-Est, registra una crescita stabile con canoni tra i 58 e i 62 euro al metro quadro. A Genova, la riqualificazione urbana e lo sviluppo sostenibile potenziano il ruolo della città come hub portuale, sebbene la crescita sia meno dinamica rispetto a Milano e Roma.

Prosegue la ristrutturazione della logistica Amazon

TrasportoEuropa 25 Agosto 2023  Durante l’estate 2023 sono giunte due notizie che riguardano altrettante piattaforme logistiche di Amazon in Italia. E non sono questa volta positive, perché riguardano una la chiusura di un impianto operativo e l’altra la cessione di uno che non ha neppure aperto. Il primo caso è a Orbassano, alle porte di Torino, dove il colosso dell’e-commerce ha chiuso il 31 luglio l’impianto che occupava 137 lavoratori della cooperativa Afs Service (87 a tempo indeterminato e 50 in somministrazione). A Orbassano avvenivano attività di smistamento e cross docking e in questo caso potrebbe essere una ristrutturazione, perché a un chilometro di distanza Amazon sta costruendo una piattaforma che dovrebbe impiegare 500 persone. Il secondo caso è in Veneto, dove il magazzino Amazon venderà il magazzino di Treviso San Giuseppe, nell’area ex Scardellato, già pronto ma mai entrato in funzione. L’impianto avrebbe dovuto svolgere la distribuzione in ambito locale. Nei mesi precedenti, la ristrutturazione di Amazon ha sacrificato anche gli impianti di Villamarzana, in provincia di Rovigo, e di Cuneo. Resta ancora incerta la sorte della terza piattaforma bergamasca, a Chiuduno. È evidente che Amazon sta ristrutturando la rete logistica, e non solo in Italia perché fenomeni analoghi sono apparsi in Europea e negli Stati Uniti. Sembra che il colosso del commercio elettronico stia riducendo gli impianti più piccoli a favore di quelli di maggiori dimensioni. C’è chi vede in questo processo un ridimensionamento, come Gianni Taffarello, direttore di Confesercenti di Treviso, secondo cui “l’avanzata di Amazon sul territorio italiano, che negli anni passati aveva seguito un ritmo impressionante, sembra essersi fermata, soprattutto nell’ultimo miglio, trasformando il proprio modello organizzativo”.