Stellantis, il ceo Filosa annuncia: “Un miliardo per lo stabilimento per Atessa”

Fonte ilCentro 17.06.2026 ATESSA. L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa assicura che il gruppo “ha una visione chiara per l’Italia” e continuerà a investire in modo sempre più forte nel Paese, ma chiede alla politica “risposte straordinarie e urgenti” sull’energia e sul costo del lavoro. Il manager assicura: “Cassino e Maserati non sono in vendita”. L’audizione nella Sala del Mappamondo di Montecitorio – apprezzata dai parlamentari a differenza di quella del suo predecessore Carlos Tavares – riserva alcune novità: l’investimento di un miliardo di euro ad Atessa nei prossimi cinque anni, una terza e-car a Pomigliano, più versioni della nuova 500 che arriverà a Mirafiori nel 2030. Qualche ora prima l’annuncio dell’accordo con Wayve e Uber per esplorare, sviluppare e distribuire a livello globale una flotta di robotaxi a guida autonoma di livello 4. A Piazza Affari il titolo chiude la giornata con una flessione del 3,25% sulla scia dei forti cali di Bmw (-8,34% a Francoforte) e di Volkswagen (-3,48%). Filosa, che apre il suo lungo intervento davanti alle commissioni riunite Attività produttive e Industria ricordando Sergio Marchionne, delinea la strategia industriale del gruppo per l’Italia, con un impianto che punta a rafforzare la produzione nazionale, riorganizzare i siti e rilanciare i marchi italiani in una logica di filiera europea. “Confermiamo il Piano Italia e andremo oltre. Faremo in Italia investimenti sempre più forti” afferma il manager. Filosa ribadisce che l’Italia resterà un pilastro produttivo del gruppo, con una specializzazione degli stabilimenti: le auto piccole concentrate a Mirafiori e Pomigliano, i modelli di fascia medio-alta e lusso a Melfi, Cassino e Modena, e i veicoli commerciali ad Atessa. Un assetto che punta a razionalizzare la produzione, ma anche a valorizzare le competenze industriali presenti nel Paese. Sul fronte dei marchi, il manager conferma il ruolo centrale di Fiat come brand globale per volumi, il rilancio di Lancia in sinergia con lo stesso marchio, il rafforzamento di Alfa Romeo su segmenti medio-alti e il piano per Maserati, per cui è atteso un progetto industriale entro fine anno a Modena, con due nuovi modelli nel segmento delle ammiraglie. Confermata a Termoli la produzione di cambi e motori per compensare la fine del progetto gigafactory per le batterie. Filosa ricorda anche sono in definizione le partnership per Cassino e Modena, oltre a Pomigliano per lo sviluppo delle e-car. Diversi i pareri dei sindacati. Fim e Uilm mettono in evidenza il tentativo di rilancio industriale più strutturato e coerente rispetto al recente passato, anche se chiedono risposte concrete su tutti gli stabilimenti e sulle partnership. Per la Fiom, invece, l’audizione non ha portato novità sostanziali: “si tratta quindi della conferma di una situazione ancora molto critica”, soprattutto per Cassino, Termoli e Modena, dove mancherebbe ancora un progetto industriale definito. Dal mondo industriale il presidente di Confindustria Emanuele Orsini definisce “di grande coraggio” le parole di Filosa sul costo dell’energia, indicando questo tema come una delle priorità decisive per la competitività del Paese. Sul fronte politico, il presidente della commissione Attività produttive della Camera Alberto Luigi Gusmeroli parla di “prime azioni positive di svolta”, evidenziando le direttrici su innovazione, Made in Europe e nuovi modelli per il mercato accessibile. Anche la senatrice Silvia Fregolent riconosce un “cambio di passo importante”, ma avverte che senza interventi strutturali sulla competitività del Paese il piano industriale non basta. Più netta la posizione del leader M5S Giuseppe Conte, che chiede garanzie su investimenti e occupazione, anche per l’indotto. Azione, con Carlo Calenda, pur apprezzando il nuovo approccio, esprime forti dubbi sulla gamma dei modelli e sulla capacità industriale del gruppo: “Il problema è che non sanno più fare le macchine”.

CENTRALE CROCE ROSSA DA ABRUZZO A LAZIO, PIETRUCCI, “INDIFFERENZA MARSILIO, DECIDE ROCCA”

Fonte www.abruzzoweb.it AVEZZANO. – “L’Abruzzo perde il Centro Operativo Emergenze della Croce Rossa Italiana, che andrà a Borgorose nel Lazio, del presidente, ex capo della Croce Rossa, Francesco Rocca. Nell’indifferenza di Marsilio e della destra abruzzese”. A rivelarlo il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci. Il Centro operativo  è stato per anni ad Avezzano, nel centro smistamento merci marsicano, poi passato in mano privata,  la CRI ha avviato una Indagine di mercato per acquistare un complesso immobiliare con le idonee caratteristiche logistiche, strutturali e funzionali. A questa indagine hanno risposto due aziende: la Edimo che ha un impianto industriale (oltre che un campo volo) di primaria rilevanza nel Nucleo industriale di Poggio Picenze-San Demetrio vicino l’Aquila, e un’impresa di Borgorose in provincia di Rieti. A vincere quest’ultima. Incalza Pietrucci: “ora vi chiedo, sapendo che il Presidente della Regione Lazio è stato Presidente nazionale della Croce Rossa e sicuramente ha molto a cuore le prospettive della sua Regione, e conoscendo invece l’indifferenza di Marsilio per il destino dell’Abruzzo, secondo voi quale sito è stato scelto per localizzarvi il Centro Operativo Emergenze della Croce Rossa, Polo logistico per il centro Italia? Non c’è bisogno di dirlo, purtroppo. Si intuisce facilmente, ahimè”. Insomma, “se serviva l’ennesima dimostrazione dei danni che può fare il disinteresse della destra per il nostro territorio, ecco questo ne è l’ultimo triste esempio. ll Centro Operativo Emergenze della Croce Rossa ad Avezzano era un fiore all’occhiello. Solo fino a qualche mese fa così scriveva un giornale: ‘Terremoti, pandemia, crisi afgana, guerra in Ucraina. Da tredici anni l’Interporto di Avezzano è epicentro di umanità, ma lo è ancora di più adesso perché la struttura che fa capo alla Croce Rossa Italiana è diventata punto di riferimento nazionale e internazionale nell’emergenza umanitaria innescata dall’invasione russa. Ce ne sono due nella Penisola, l’altro si trova a Palmanova, in Friuli. Gli operatori CRI sono impegnati nello stoccaggio di centinaia di bancali di medicinali e prodotti elettromedicali messi a disposizione dalle Regioni e la Protezione civile nazionale garantirà la consegna del materiale in campi d’accoglienza ai confini con l’Ucraina o nelle strutture sanitarie del Paese invaso…’”. “Adesso tutto questo, e tutto il prezioso, straordinario lavoro svolto dalla CRI da Avezzano e dall’Abruzzo verso l’Italia e il mondo in anni e anni di impegno sanitario, umanitario e d’emergenza è solo un ricordo”.

Viadotto ferroviario della Pescara-Roma

Fonte Il Centro 16.10.2025 L’ingegnere Andrea Borgia della direzione investimenti area centro di Rfi, e referente del progetto della Roma-Pescara, afferma: “Il viadotto, nell’ambito del secondo lotto Manoppello-Scafa, sarà realizzato entro qualche mese, tutti i lavori saranno chiusi entro la fine del 2027” MANOPPELLO. Cominciano a prendere forma gli interventi che permetteranno il raddoppio della linea ferroviaria Roma-Pescara nei due lotti, Interporto d’Abruzzo-Manoppello e Manoppello-Scafa, per complessivi 13 chilometri: su tutti spiccano il viadotto, in fase di costruzione, lungo circa un chilometro e che attraverserà l’autostrada A25, e che sarà caratterizzato da un ponte a un’arcata in metallo a scavalco di 120 metri di luce: una volta ultimato sarà fra i più importanti in Italia. Nel cantiere di Manoppello, nel Pescarese, ha fatto il punto sull’avanzamento dei lavori, inaugurati lo scorso 8 aprile, l’ingegnere Andrea Borgia della direzione investimenti area centro di Rfi e referente del progetto della Roma-Pescara. “Il viadotto, nell’ambito del secondo lotto Manoppello-Scafa, sarà realizzato entro qualche mese, tutti i lavori saranno chiusi entro la fine del 2027 – ha detto -. Poi ci sarà la certificazione a cura dell’Ansfisa che richiede un tempo standard di 5-6 mesi. Dopo di che si potrà avere la certificazione che consente di attivare l’esercizio e la linea ferroviaria. Si arriverà a una velocità che potrà essere di circa 180 chilometri orari. Il raddoppio della Roma-Pescara, quando sarà completata tutta l’opera, consentirà di regolarizzare l’esercizio ferroviario, verranno eliminati tutti i passaggi a livello quindi ci sarà un aumento della sicurezza, consentirà di potenziare il traffico ferroviario: l’obiettivo è scendere intorno alle 2 ore di percorribilità rispetto alle tre ore e mezza di adesso”. Quanto agli ulteriori interventi “ci sarà la riqualificazione delle stazioni di Manoppello, Alanno e Scafa che verranno rese moderne, i marciapiedi saranno alzati e resi più facilmente accessibili, saranno realizzati i sottopassi, verranno riqualificati i fabbricati, avremo l’abbattimento di tutte le barriere architettoniche, saranno adeguati i piazzali esterni, con parcheggi, stalli per autobus e per biciclette, quindi una riqualificazione importante”. Sul versante della ricaduta occupazionale – conclude Borgia – “avremo picchi che arriveranno a 750 maestranze, in media circa 500 persone presenti nel cantiere a lavorare. Il costo delle opere per i 13 chilometri è di circa 450 milioni di euro, il costo complessivo dell’intervento, comprese tutte le progettazioni, i costi interni e gli espropri è circa 960 milioni di euro”.

Transadriatico acquisisce la Sangritana Cargo

Fonte Uomini & Trasporti 19.09.2025 Transadriatico, uno dei consorzi di autotrasporto più grandi d’Italia, attivo principalmente nel trasporto e nella logistica dei carburanti, fa un salto deciso verso l’intermodalità ferroviaria. È stata annunciata ufficialmente ieri dal Governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, la proposta di cessione del 30% della società ferroviaria Sangritana Cargo al consorzio con sede a Grottammare, nelle Marche. Marsilio ha confermato l’approvazione, da parte del consiglio di amministrazione di Tua, società a socio unico della Regione che detiene il capitale della Sangritana, della proposta di vendita del 30% delle quote alla società privata, da tempo attiva in pratiche attive di sostenibilità ambientale, guidata dal Presidente, Natalino Mori. L’accordo prevede il cosiddetto «closing» nei prossimi giorni. «Siamo impegnati a valorizzare gli asset strategici detenuti attraverso Sangritana e a rafforzare la capacità commerciale, l’efficienza e la redditività del servizio di trasporto merci ferroviario in Abruzzo – ha dichiarato Marsilio -. Questa operazione contribuirà a creare un ‘campione della logistica‘ lungo l’asse adriatico, aumentando l’attrattività del territorio per le imprese e migliorando la competitività delle produzioni locali. La Regione Abruzzo continuerà a creare le condizioni affinché gli insediamenti industriali possano prosperare». «Gli impegni per la decarbonizzazione e alla sostenibilità ESG – ha dichiarato Mori – convintamente presi dai nostri soci conducono, indipendentemente dalle innaturali scadenze previste dall’Unione Europea, a convertire progressivamente e ove possibile il business all’intermodalità. In questo percorso abbiamo intercettato la strategia della Regione Abruzzo che ha identificato nella leva dell’intermodalità e della logistica un driver determinante per lo sviluppo e il consolidamento delle attività produttive oltre la tenuta sociale del territorio. Affiancare la Regione in questa direzione entrando nella compagine sociale della storica compagnia ferroviaria Sangritana come partner industriale, ha rappresentato un’opportunità per perseguire lo sviluppo intermodale aziendale dimostrando di crederci davvero con la partecipazione all’asset principale, il treno, e per sperimentare le enormi potenzialità di un sano rapporto fra pubblico e privato».

Logistica e nuovi modelli di business

Fonte LaRAGIONE 23.10. Italia, traguardo nel settore dei trasporti: il “trasporto combinato” supera di due punti percentuali quello convenzionale Tanto tuonò che piovve. Anche se a piccoli passi, viviamo in un’epoca in cui in Italia il cosiddetto trasporto combinato – utilizzando il meno possibile quello su gomma – ha sorpassato di due punti percentuali quello convenzionale. Un traguardo che per molti anni sembrava più un semplice e scontato auspicio da convegno piuttosto che un vero e strategico obiettivo. Invece questa significativa meta è stata raggiunta, anche se ci sono voluti decenni (qualcuno ricorderà forse l’annosa vicenda dei ‘semplici’ autoporti, poi chiusi e lasciati quasi tutti decadere e riempirsi di sterpaglie, sebbene alcuni di questi abbiano saputo rinascere dalle proprie ceneri come l’araba fenice). Un punto importante sotto molti aspetti: da quello ecologico – inteso in senso di effettivo minore inquinamento ambientale – e della sostenibilità industriale al raggiungimento di una maggior produttività nella rete logistica, oggi sempre più individuata come un fattore chiave di produttività. Un ruolo decisivo in questa rincorsa lo hanno sicuramente giocato – da protagonisti – i moderni interporti, troppo a lungo sottovalutati ma che adesso stanno emergendo a tutto tondo. Nei confronti internazionali del settore il Belpaese – lungo, stretto e difficile da varcare negli attraversamenti tra l’Adriatico e il Tirreno – non si colloca certamente in buona posizione. Vediamo qualche numero per inquadrare il fenomeno. In Italia abbiamo quasi 5 milioni e 200mila aziende, per un totale di 19 milioni di addetti. Per monitorare la situazione e suggerire eventuali interventi da fare, Uniontrasporti (la società in house del sistema camerale italiano che si occupa di logistica) ha messo a punto un key performance index (Kpi), un indicatore che permette di dare un punteggio e quindi di effettuare una specie di classifica basata sull’efficienza delle infrastrutture territoriali con un occhio agli aspetti organizzativi, all’efficienza e alla produttività. La situazione nazionale non è rosea. Basti dire ad esempio che in Svizzera il 72% delle merci viaggia su rotaia e solamente il 28% su strada, mentre da noi il treno movimenta appena il 13% delle merci. A livello territoriale la situazione è migliore nel Nord-Est, soprattutto grazie agli scali adriatici e a una mezza dozzina di interporti che funzionano molto bene e ci mettono anche in collegamento con la Germania, il nostro principale cliente estero. «Per quel che riguarda le esportazioni, il Nord-Est presenta nel complesso una ‘pagella’ ben superiore alla media nazionale e anche a quella dell’area del Nord Ovest» spiega ad esempio il direttore di Uniontrasporti, Antonello Fontanili. «A livello regionale, il Veneto raggiunge il punteggio Kpi più elevato (130,4), di poco superiore a quello del Friuli-Venezia Giulia (129,2): entrambe le aree si avvalgono del Brennero e di Tarvisio». Quale strategia per il futuro, anche tenendo conto che interporti, trasporti intermodali (nave-ferro-gomma) e aree industriali intrecciano la loro attività in un mix logistico-produttivo che favorisce le nostre esportazioni? Per migliorare la situazione, gli interporti hanno una strada obbligata: integrarsi sempre di più con le aree produttive. Esemplare in tal senso la situazione di Trieste, che sta sfruttando anche la sua zona franca. E pure Pordenone si muove seguendo una strategia sinergica con l’industria.

Economia e pragmatismo, l’Unione Europea scelga una transizione energetica che non impoverisca imprese e cittadini.

Fonte Il Tempo 04.09. by Dr.Stefano Cianciotta Per la prima volta Volkswagen sta valutando la chiusura di alcuni stabilimenti in Germania, con la messa in discussione del patto di salvaguardia dei posti di lavoro. I suoi progetti per lo sviluppo dell’auto elettrica di nuova generazione, come il Trinity, sono stati rinviati. Già nel 2019 Gerard Dambach, in quel momento amministratore delegato di Bosch Italia, esprimeva le sue perplessità sull’auto elettrica (difficoltà nella ricarica, autonomia ancora insufficiente per i viaggi a lungo raggio, un grado di inquinamento che considerando l’intero ciclo vita di un modello sarebbe stato superiore a quello di un’auto a combustione interna), e spiegava che in Scandinavia il mercato dell’elettrico stava reggendo esclusivamente grazie agli incentivi. In questi giorni in Germania si è registrata un’impennata del costo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, che ha toccato per lo scarso vento tra le 19 e le 20 dei primi giorni di settembre la cifra monstre di 656 euro a Mw/h. Dopo la chiusura delle ultime tre centrali nucleari decisa dall’esecutivo rosso-verde guidato da Scholz e il fortissimo ridimensionamento all’importazione di gas dalla Russia attraverso Gazprom, era ampiamente prevedibile che la principale economia europea si sarebbe trovata a gestire una drammatica crisi energetica. Sul fronte politico, poi, i Verdi, decisivi nell’orientare in modo marcatamente ideologico l’indirizzo ambientalista del programma di Governo del nuovo mandato di Ursula Von der Leyen alla guida della Commissione Europea, non sono entrati nel Parlamento della Turingia, e solo per un eloquente 0,1% sono riusciti ad eleggere un proprio candidato in quello della Sassonia. Gli avvenimenti tedeschi ci inducono ad alcune riflessioni. Proviamo a farle partendo da un episodio. Alessandro Gassmann si è lamentato alcuni giorni fa su X perché il suo gestore non gli aveva aumentato da 3 a 6 i Kw/h per utilizzare il forno ad induzione. In diverse città europee, Amsterdam in primis, in alcuni giorni della settimana dalle 17 fino alle 22 non si possono più ricaricare le auto, altrimenti il sovraccarico di energia paralizzerebbe proprio la nuova strumentazione a induzione nelle abitazioni. I voti dei Verdi sono stati decisivi per eleggere Von del Leyen ma la loro idea di ambientalismo hard si scontra con la necessità di una transizione energetica pragmatica, che non impoverisca i cittadini e le imprese. Le soluzioni ad oggi per l’automotive rischiano paradossalmente di agevolare la concorrenza. La Cina aggirerà i dazi doganali investendo in nuove fabbriche in Europa, immettendo così nel nostro mercato macchine dal costo inferiore ai 15.000 euro; il 2035 come data ultima di produzione delle auto a combustione eliminerà dalla ricerca e dall’innovazione tecnologie che hanno compiuto progressi ecologici enormi. Rimodulare i tempi e le modalità per il passaggio all’elettrico, e agevolare il principio della neutralità tecnologica, non sono solo scelte di buon senso ma inevitabili azioni di politica industriale e culturale.

Migliorare i collegamenti interni e con i corridoi europei: i fattori chiave per la competitività Seconda edizione del roadshow camerale nazionale sui temi infrastrutturali: tappa a Pescara

Pescara, 27 marzo 2024. Presentata la nuova edizione del “Libro Bianco sulle priorità infrastrutturali dell’Abruzzo” realizzata dalla Camera di commercio di Chieti Pescara in collaborazione con la Camera di Commercio del Gran Sasso, con il supporto tecnico-scientifico di Uniontrasporti. L’iniziativa rientra nel secondo “Roadshow camerale” nazionale sui temi infrastrutturali che coinvolge i 19 territori regionali aderenti al Programma Infrastrutture promosso da Unioncamere attraverso il Fondo di Perequazione 2021-2022 e prosegue il percorso avviato nel 2021. L’aggiornamento del Libro Bianco evidenzia le priorità urgenti che rispondono ai fabbisogni logistici ed infrastrutturali del sistema imprenditoriale, individuando un elenco di opere indifferibili per il sistema economico regionale grazie agli esiti dell’indagine nazionale ed al costante e fondamentale confronto con il territorio. L’indagine nazionale sui fabbisogni logistici e infrastrutturali del mondo economico, realizzata nel 2023 e che ha coinvolto oltre 350 imprese abruzzesi evidenzia una convergenza su 3 interventi prioritari da parte di tutte le imprese: interventi relativi alle Autostrade A24 e A25 con adeguamento sismico dei viadotti e adeguamento delle gallerie e dell’infrastrutture; potenziamento del collegamento ferroviario L’Aquila-Rieti-Roma e potenziamento infrastrutturale e raddoppio Pescara-Roma. Tra gli altri interventi risultano prioritari il potenziamento della linea Adriatica e il raddoppio Pescara-Bari, mentre solo per le imprese medio-grandi un’ulteriore opera ritenuta estremamente significativa riguarda il prolungamento tratto stradale Teramo-Mare SS 80. Il territorio abruzzese collocandosi in una posizione strategica per l’intero Paese – si trova al crocevia del corridoio adriatico (nord-sud) e quello trasversale (est-ovest) – necessita di infrastrutture moderne per lo sviluppo dei settori del turismo e del commercio. In particolare, il commercio estero dell’Abruzzo del 2022 ha totalizzato 14,3 miliardi di euro (+7% rispetto al 2021) con un saldo positivo di circa 3,4 miliardi, valore che supporta la necessità di infrastrutture adeguate affiancate ad una offerta di servizi di trasporto sostenibili ed in linea con i target europei di riduzione delle emissioni. Le connessioni con le regioni limitrofe e con le reti TEN-T rappresentano un fattore strategico per rilanciare la competitività del sistema economico della regione. Elemento di novità di questa edizione del Libro Bianco sono gli indicatori di performance territoriali (KPI), declinati rispetto alle infrastrutture di trasporto e logistica, a quelle digitali ed energetiche, che misurano il distanziamento di ciascun territorio provinciale rispetto alla media nazionale. L’analisi dei KPI territoriali mostra la necessità di migliorare i collegamenti delle aree interne, le quali meritano grande attenzione per garantire uno sviluppo sostenibile nelle quattro province abruzzesi. I KPI evidenziano una performance dell’Abruzzo nel complesso abbastanza carente rispetto alle varie categorie infrastrutturali considerate, con un indice di sintesi relativo al trasporto e alla logistica inferiore alla media nazionale (86,7 vs 100). Particolarmente negative le prestazioni di Teramo (85,6) e L’Aquila (64,7), mentre Pescara (100,8) e Chieti (95,7) sono maggiormente in linea con la media italiana. A livello territoriale per la sola infrastruttura stradale 3 province su 4 (PE, TE e CH) ottengono un punteggio simile e prossimo alla media italiana. Invece per tutte le altre categorie infrastrutturali si osserva un deficit, ad esclusione di Pescara che registra ottimi risultati nei settori aeroportuale e logistico. Con riferimento al «KPI energia» il risultato dell’Abruzzo (98,7) evidenzia una buona performance regionale riconducibile all’utilizzo delle fonti rinnovabili disponibili. Per il «KPI digitale» l’Abruzzo si colloca al 13° posto (90,6) tra le regioni italiane, con un valore superiore alla media della macroregione Sud e Isole (88,5) dove la provincia di Pescara si distingue con un valore di 114,7.

Dal Cipess ok al raddoppio della Roma – Pescara

Fonte ferrovie@info 29.02. Via libera dal Cipess, il comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo  sostenibile, al finanziamento di 720 milioni di euro, «che si aggiungono ai 231 milioni di euro, che sono a carico del Fondo Opere Indifferibili, a fronte di un costo complessivo di 951milioni di euro per i lotti 1 e 2 della linea Roma – Pescara (raddoppio tratte Interporto d’Abruzzo – Manoppello – Scafa di 13 km)».  L’annuncio arriva dalla stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in apertura della riunione di oggi, 29 febbraio, del Cipess a Palazzo Chigi. «Oggi mettiamo in sicurezza un’opera strategica – ha detto la premier – la finanziamo integralmente, assicurando anche risorse aggiuntive, e ci impegniamo a realizzarla. Nei prossimi giorni, il Cipess dovrà adottare tutti gli atti necessari per assegnare queste risorse e procedere velocemente alla realizzazione dell’infrastruttura». «Nel Pnrr erano previsti 620 milioni di euro per quest’opera – ha ricordato Meloni –  Nell’ambito della revisione del Piano abbiamo, tuttavia, preso atto dell’impossibilità di completare l’opera nei modi e nei tempi previsti. Circostanza che avrebbe portato a perdere quelle risorse e rinunciare al completamento di un’opera strategica. Dunque, abbiamo dovuto stralciare dal Pnrr il finanziamento alla Roma-Pescara ed individuare fonti alternative per assicurare il completamento dell’opera».  «Oggi assegniamo quelle risorse, a valere sul Fondo di Sviluppo e coesione 2021-2027 – ha specificato la premier – Copriamo tutto il finanziamento che serve (620 milioni, ndr) e assicuriamo anche una copertura aggiuntiva di 100 milioni di euro, che si sarebbero dovuti aggiudicare entro il 2023».

Stellantis, la joint venture Acc si finanzia per 4,4 miliardi. Farà la gigafactory delle batterie in Italia, a Termoli

Fonte milanofinanza.it/news Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies incaricata di realizzare tre gigafactory in Europa, ha chiuso una raccolta di debito da 4,4 miliardi di euro. Una mossa che permette ad Acc di ampliare i finanziamenti per ricerca e sviluppo e per la costruzione di tre gigafactory per la produzione di celle agli ioni di litio in Francia, Germania e Italia. Acc ha già inaugurato la sua prima gigafactory in Francia, a Billy-Berclau Douvrin, e sta portando avanti i progetti per quelle in Germania e in Italia, dove dovrebbe sorgere a partire dal 2026 nell’attuale stabilimento Stellantis di Termoli. «Il denaro finanzierà la costruzione di quattro nuove linee di produzione di Acc», sottolineano gli analisti di Banca Akros, «una seconda in Francia, una prima a Kaiserslautern in Germania e due a Termoli in Italia. Il finanziamento, che si aggiunge ai sussidi pubblici già concessi o impegnati, sarà integrato da nuove iniezioni di liquidità da parte dei tre azionisti di Acc per un importo non specificato». Stellantis, Mercedes-Benz e Saft (interamente controllata da TotalEnergies) hanno infatti confermato il loro impegno, spiega una nota, collaborando con Acc e partecipando all’aumento di capitale per garantirne il successo. Con l’aumento di capitale Stellantis avrà il 45% Entro la fine di marzo 2024 e con il nuovo aumento di capitale, Stellantis deterrà il 45% delle azioni di Acc, Mercedes-Benz il 30% e Saft il 25%. Stellantis e Mercedes-Benz hanno confermato il loro impegno come azionisti e clienti di primo piano dei moduli batteria di Acc e sosterranno Acc aumentando progressivamente le loro partecipazioni. Saft si è impegnata a continuare a collaborare con Acc, come azionista a lungo termine e apportando il know-how tecnologico.

Tavares in visita ad Atessa conferma che la fabbrica è fondamentale per Stellantis

Fonte ClubAlfa 23.01.24 Ieri visita dl CEO di Stellantis Carlos Tavares nella fabbrica di Atessa. Il numero uno del gruppo automobilistico è stato accompagnato dal responsabile della business unit veicoli commerciali, Jean-Philippe Imparato. “Negli ultimi anni, abbiamo visto una crescita dei nostri standard qualitativi di sette volte in questa sede. Grazie agli sforzi straordinari dei nostri dipendenti, il futuro appare estremamente promettente. Ogni volta che si eleva la qualità, il futuro si presenta sempre luminoso. Rivolgo i miei complimenti a tutti i lavoratori dello stabilimento di Atessa” ha detto Carlos Tavares che ha ribadito questi complimenti più volte durante la conferenza stampa confermando la centralità di questa fabbrica nei piani del suo gruppo per il futuro. Jean Philippe Imparato, responsabile della business unit veicoli commerciali, ha annunciato che “tra meno di quattro settimane avremo il lancio della nuova gamma che sarà disponibile in 75 Paesi”. Carlos Tavares ha aggiunto: “Per rimanere competitiva, Atessa deve affrontare due sfide principali: oltre l’85 per cento delle nostre esportazioni ha come destinazione altri paesi, quindi dobbiamo concentrarci sulle esportazioni. Questo implica la necessità di un efficiente collegamento ferroviario per consentire ai nostri furgoni di partire da Atessa e raggiungere altre nazioni attraverso il Mediterraneo. Inoltre, il costo dell’energia in Italia non è attualmente competitivo, e pertanto è essenziale ridurne il costo. Affrontando queste sfide, possiamo assicurarci un futuro positivo. La gigafactory di Termoli rappresenta un’importante opportunità, e ci sarà sicuramente sinergia tra Termoli e Atessa”. Ricordiamo che nel mercato italiano dei veicoli commerciali 100% elettrici nel 2023, Stellantis ha raggiunto la leadership con una quota di mercato del 47,5 per cento. Opel ha ottenuto il miglior risultato tra i marchi con una quota del 22,1 per cento, seguita da Fiat Professional, Citroen e Peugeot con quote rispettivamente dell’11,9 per cento, del 6,9 per cento e del 6,5 per cento. A livello europeo, Stellantis ha registrato una crescita rispetto al 2022, conquistando un posto sul podio delle vendite con una quota di mercato del 38,6 per cento. Infine, lo stabilimento di Atessa è l’unico sito Stellantis al mondo che produce e fornisce la base per i veicoli ricreazionali, in cui il marchio Fiat Professional è uno dei leader in Europa con una quota di mercato del 30 per cento.