Export Abruzzese in Ripresa grazie a Automotive e Farmaceutica: Studio Cna

Fonte Abruzzo24ore Secondo uno studio condotto da Aldo Ronci su dati Istat e Coeweb, commissionato da Cna Imprenditori d’Italia Abruzzo, le esportazioni abruzzesi nei primi nove mesi del 2023 sono in ripresa, guidate principalmente dalle grandi multinazionali dell’industria automotive e farmaceutica. La ricerca è stata presentata in una conferenza stampa a Pescara alla quale hanno partecipato Aldo Ronci, Savino Saraceni (presidente regionale di Cna) e Silvio Calice (direttore regionale di Cna). Tra gennaio e settembre 2023, la regione ha registrato un aumento di 906 milioni di euro, pari al 13,7%, rispetto allo stesso periodo del 2022. L’export complessivo è passato da 6.615 milioni a 7.521 milioni, posizionando l’Abruzzo al quarto posto nella classifica nazionale, con una media italiana 14 volte inferiore. I settori chiave di questa crescita sono l’industria dei mezzi di trasporto, con un incremento di 418 milioni (46%), e il settore farmaceutico, che contribuisce con una crescita di 354 milioni (39%). L’analisi territoriale mostra che le province di Chieti e L’Aquila riflettono i risultati di automotive e farmaceutica, mentre il Teramano dimostra una maggiore versatilità complessiva, con incrementi anche in prodotti tessili, alimentari e accessori per veicoli. Saraceni e Calice hanno sottolineato l’importanza di capire gli effetti positivi di questi risultati per le micro e piccole imprese abruzzesi. Calice ha invitato il mondo istituzionale, con la Regione in testa, a favorire processi di aggregazione positivi e reti che possano agevolare l’approdo delle micro imprese sui mercati internazionali, specialmente nel settore alimentare e in altri comparti produttivi.

LA RETE “TEN-T” RIDEFINITA NEL 2023

Fonte Intermodale24-rail.net Nel 2023 la rete transeuropea dei trasporti è stata nuovamente ridefinita, riconducendola a 9 corridoi che: – integrano la rete “core” e i Rail Freight Corridors; – comprendono anche gran parte delle linee “comprehensive”; – risultano molto più ramificati e estesi sul territorio. I corridoi comprendono ferrovie, strade, canali navigabili, porti, aeroporti e terminali intermodali. L’obiettivo delle ridefinizione è una maggior coerenza nello sviluppo della rete, evitare duplicazioni e migliorare le sinergie. Non è del tutto chiaro se le strutture operative che sono state formate per gestire lo sviluppo dei Rail Freight Corridors resteranno collegate ai tracciati definiti nel 2013-2020 o saranno estese e adattate al nuovo schema. In ogni caso, come corridoio TEN-T l’originario Genova-Rotterdam è stato nuovamente rinominato NORTH SEA – ALPINE ed ora comprende linee verso Parigi-Marsiglia e si spinge fino a coprire l’Irlanda a nord-ovest.. (Ma, appunto, resterà valido il RFC 1 “Rhine-Alpine”?) Il corridoio MEDITERRANEAN arriverà ad est solo più fino a Zagabria lasciando le tratte fino a Zahoni ad altri 3 corridoi, ma in Italia comprenderà gran parre delle linee della Pianura Padana includendo Bologna e Ravenna. La dorsale adriatica passa invece dal Corridoio Scandinavo-Mediterraneo al Corridoio BALTIC SEA – ADRIATIC SEA. Vedremo nei prossimi anni quali saranno gli sviluppi operativi, se effettivamente si tratterà di un miglioramento o di una inutile complicazione di una situazione ormai consolidata.

Inaugurato il completamento infrastrutturale area industriale di Manoppello: raddoppiano i binari e gli spazi. **Finanziamento, 10 milioni fondi PNRR

CS Comune di Manoppello 22 dicembre 2023 Dal cuore dell’Abruzzo, al centro dell’Europa. Questo il claim dell’Interporto d’Abruzzo, in località Manoppello.  La piattaforma logistica è la porta di accesso dei traffici internazionali che hanno origine o destinazione, dal/nel centro Italia. Il luogo ideale per chi vuole sviluppare il proprio business logistico. Con un finanziamento PNRR di 10 milioni di euro, soggetto attuatore Zes Abruzzo, si intende sostenere il ruolo strategico di questo hub potenziando l’infrastruttura ferroviaria e la capacità di accoglienza e stallo merci e automezzi. Questa mattina, l’inaugurazione del cantiere, a Manoppello dentro l’Interporto con la partecipazione delle autorità civili e militari, del presidente della Regione, Marco Marsilio e del sindaco Giorgio De Luca, del viceprefetto di Pescara Gaetano Losa e naturalmente, dei “padroni” di casa: il ceo dell’Interporto Mosè Renzi e il suo staff insieme alla ditta Strever spa, realizzatrice dell’opera. Ampia rappresentanza dei vertici sindacali, Cgil, Cisl, Ugl e anche delle associazioni di categoria con Antonio D’Intino. “Lascio queste infrastrutture agli abruzzesi – ha sottolineato il commissario Mauro Miccio – come sapete dal primo gennaio debutta la Zes Unica senza i commissari. Ovviamente sono contento di aver fatto partire tutte e sei le opere che mi sono state affidate ma lo sarò di più quando le vedrò realizzate: e questo è un compito che spetta a voi, le affido in buone mani. Nel caso di Manoppello raddoppiamo i binari ferroviari portandoli ad uno standard europeo e questo aggiunge valore all’ hub interportuale che dal cuore dell’Abruzzo arriva al centro dell’Europa. Raddoppia anche la capacità di servizio fra trasporto e logistica con interventi stradali che miglioreranno l’accesso e l’interoperabilità del sistema a rete”. “Non possiamo che essere soddisfatti per il corposo investimento che riguarda Manoppello, unico cantiere Z.e.s. della provincia di Pescara. Il potenziamento dell’hub interportuale renderà certamente più appetibili i futuri insediamenti sul territorio e potrà favorire le aziende attive – ha detto il sindaco Giorgio De Luca – ma anche, certamente, aprire a nuove opportunità per progetti imprenditoriali e in termini di occupazione e nuove economie per Manoppello e per la Val Pescara. Ringrazio il Commissario Z.e.s. Mauro Miccio per il suo impegno e la grande professionalità, ricordando che grazie alla Regione e al lavoro del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che ci ha permesso di sbloccare ed utilizzare un corposo finanziamento APQ 7 di 6 milioni e mezzi di euro, stiamo contestualmente intervenendo per migliorare la viabilità di accesso e raccordo all’Interporto e sull’anello viario che dovrà ricucire l’infrastruttura al casello autostradale e alla città”. L’impianto di raccordo; il nuovo investimento riguarda il potenziamento dell’infrastruttura esistente (in piena operatività con l’arrivo / partenza di circa 1.500 treni / anno su percorsi nazionali ed europei) alla nuova domanda. Il binario ferroviario viene adeguato al modulo europeo di lunghezza treno di 750 metri e viene migliorata l’accessibilità dei mezzi pesanti destinando maggiore spazio di sosta accanto alle piattaforme logistiche. Per realizzare l’intervento è stato necessario avviare procedure d’esproprio dei terreni privati – poi chiuso con accordo bonario e sulla base di una valutazione dell’Agenzia delle Entrate – a favore della Regione Abruzzo che oggi, quindi, è proprietaria di questa porzione di area.

Un conto da 500 miliardi per il trasporto intermodale europeo

Fonte: TrasportoEuropa 13.12.2023 I piani dell’Unione europea sulla spinta del Green New Deal sono ambiziosi: arrivare nel 2050 alla decarbonizzazione dell’economia, vale a dire non utilizzare più fonti energetiche fossili. Questo comporta un impegno oneroso soprattutto per il settore dei trasporti. Per le ferrovie l’obiettivo è quello di aumentare fino al 70% la propria quota modale rispetto al volume totale dei trasporti. Si tratta di una sfida epocale che presuppone investimenti consistenti prima di tutto sulla rete, sui terminal, sul materiale ferroviario e sulle tecnologie. Quanto può costare tutto questo? Il conto l’ha presentato l’Uirr, l’Unione internazionale per il trasporto combinato strada-rotaia, in uno studio realizzato su richiesta dell’Unione europea. E il responso parla di oltre 500 miliardi di euro. In dettaglio si tratta di investire 490 miliardi di euro (con una media di oltre 16 miliardi l’anno) nel potenziamento della rete ferroviaria e quasi 50 miliardi in nuovi terminal intermodali e mezzi da manovra. Per la ferrovia un ruolo di primo piano sarà quello del trasporto intermodale, l’unico che possa coniugare le esigenze di favorire la modalità ferroviaria in modo capillare con la consegna su strada nell’ultimo miglio. Il traffico ferroviario secondo le stime dell’Uirr dovrà crescere nel 360% nei prossimi tre decenni per raggiungere gli 800 miliardi di tonnellate/km e il 70% del volume di trasporto merci. Tradotta in pratica questa prospettiva significa passare dai 6mila treni merci al giorno sulla rete europea nel 2020 a quasi 14mila nel 2050, un aumento di traffico che ovviamente non può essere supportato dalla rete ferroviaria esistente. Si rende pertanto indispensabile investire prima di tutto sul potenziamento di linee e binari con la costruzione anche di corridoi merci dedicati, ma sarà anche essenziale realizzare nuovi terminal e l’Uirr stima che ne servano almeno 300. Un altro aspetto sul quale occorre investire è la digitalizzazione di tutta la filiera del trasporto per ridurre i costi e soprattutto aumentare la produttività e favorire la competitività. Anche il quadro normativo deve evolvere per favorire i trasporti combinati. Resta da affrontare però il tema del reperimento delle risorse e della quota di finanziamenti che potranno essere garantiti dall’Europa. I segnali a favore del trasporto merci almeno finora non sono stati del tutto incoraggianti come dimostrano le recenti prese di posizione degli operatori come quelli francesi, tedeschi e olandesi che lamentano gli scarsi investimenti a favore del trasporto ferroviario merci in quanto le rispettive amministrazioni ferroviarie sembrano privilegiare costantemente solo il trasporto passeggeri. Il caso più clamoroso è quello dei Paesi Bassi dove sono già state individuate le risorse necessarie per estendere il servizio ferroviario a favore di nuovi insediamenti residenziali che saranno (forse) realizzati nei prossimi decenni, mentre si lesinano gli investimenti per favorire il trasporto merci.

Chiusura tratto autostrada A14 per verifiche tecniche

Un mia personale riflessione, che voglio condividere. M.Renzi Autostrade per l’Italia comunica che riprenderanno le attività d’ispezione all’interno delle gallerie ‘Colle Pino’, ‘Fonte da Capo’ e ‘Pianacce’ sull’autostrada A 14 Bologna- Taranto nel tratto al confine fra le province di Pescara e di Teramo. Per questo, a seguito dei sopralluoghi, dalle ore 22 del 30 novembre alle 6 di venerdì 1° dicembre sarà chiuso il tratto compreso tra Pineto e Pescara nord, in entrambe le direzioni, sia verso Pescara/Bari che in direzione Ancona/Bologna. Di conseguenza, saranno inaccessibili le aree di servizio ‘Torre Cerrano Ovest’ e ‘Torre Cerrano Est’ situate nel tratto in cui è prevista la chiusura per il monitoraggio dei tunnel. Nella stessa notte, ma con orario 20 sino alle 6 del mattino verrà disposto il divieto di sosta a tutti i veicoli nell’area di servizio ‘Torre Cerrano Est’. In alternativa Autostrade per l’Italia suggerisce due diversi percorsi. Il primo itinerario verso Pescara/Bari, dopo l’uscita obbligatoria alla stazione di Pineto, suggerisce di percorrere la statale 16 Adriatica per rientrare sulla A14 alla stazione di Pescara nord. In direzione opposta, verso Ancona/Bologna, dopo l’uscita obbligatoria alla stazione di Pescara nord, il percorso alternativo prevede statale 16 Adriatica per rientrare sulla A14 alla stazione di Pineto. Il numero delle comunicazioni diramate dal gestore autostradale ed aventi lo stesso tenore, è divenuto sempre più frequente e nel frattempo il crono-programma degli interventi di manutenzione a cui è interessato il sedime della A14, in un tratto ben più esteso della rete che  comprende il segmento Termoli-Porto Sant’Elpidio e viceversa, ha tempi estremamente dilatati rispetto alle originarie previsioni. Probabilmente i disagi continueranno per alcuni anni. Il danno economico e sociale, è enorme e forse di difficile quantificazione. Ci sono comparti, come quello del trasporto mono-modale, che stanno pagando un fortissimo dazio connesso al rallentamento delle percorrenze, ma ovviamente, è l’intero tessuto economico produttivo che risente di questi disagi per non parlare della collettività sociale che vede aumentare i transiti di mezzi pesanti sulle strade ordinarie con danni direttamente proporzionali alle esternalità prodotte da questi traffici in termini di sicurezza, incidentabilità, salute e costi di manutenzione. E il turismo? Abbiamo mai pensato a quanti potenziali turisti rinuncino a visitare i nostri territori a causa di tutto questo?   Non si capisce allora perché non si intervenga politicamente con una deroga alle limitazioni sulle misure dei contributi che sono in favore di altre modalità più sostenibili, imposte dalla Comunità Europea. Se, ad esempio, l’attuale Ferrobonus sembra incapace di modificare il livello di competitività tra i diversi modi di trasporto, se non sulle lunghissime percorrenze via treno che oltrepassano i confini alpini, perché non si quantificano i costi ambientali e sociali che sono causati dalla momentanea inadeguatezza dell’infrastruttura stradale-adriatica e si dirottano sui sistemi di trasporto massivi? Ci sarebbero validissime motivazioni per far passare l’autorizzazione ad una siffatta deroga che, in più, potrebbe animare e promuovere l’intermodalità anche per i traffici domestici-nazionali, favorendo un salto culturale per il futuro. Non più un costo da stanziare, ma un investimento. Ad esempio un collegamento ferroviario dal centro-sud fino ad un punto di snodo, capace di consentire al tutto strada di prosegue sia verso il nord-est che il nord-ovest, unito anche ad un’offerta intermodale (elementi scheletrici o noleggi di UTI) che non sia discriminante verso gli operatori che non dispongono di equipaggiamenti intermodali, se adeguatamente supportato con contributi potrebbe intercettare una mole rilevante del traffico cargo. Questa, unita ad un incremento dell’intensità e della frequenza dei collegamenti già in esercizio, potrebbe essere un’operazione politica di grande impatto.         

In rampa di lancio EasyRailFreight, piattaforma per la promozione dell’intermodalità

UominieTrasporti 28.11. Il progetto, frutto della collaborazione tra RFI – Rete Ferroviaria Italiana e Anita, e arrivato alla fase di test, contribuirà ad aumentare la sostenibilità del trasporto delle merci, sviluppando l’integrazione strada-ferro. Si chiama EasyRailFreight ed è un progetto concepito e realizzato da RFI – Rete Ferroviaria Italiana, capofila del polo infrastrutture del Gruppo FS, con la collaborazione di Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese italiane di autotrasporto e logistica. Il progetto, che punta a promuovere e sviluppare servizi di logistica intermodale ferro-gomma attraverso una più efficace integrazione della modalità stradale con quella ferroviaria, ha ormai superato lo stadio progettuale e si appresta a entrare nella successiva, importante fase di test. L’obiettivo è quello di contribuire ad accrescere la sostenibilità del trasporto delle merci, elemento determinante ai fini della decarbonizzazione dei trasporti. «Il dialogo continuo e il coinvolgimento diretto delle imprese associate più attive nel trasporto intermodale – si legge in un comunicato dell’associazione – sono state le cifre distintive della collaborazione avviata tra le due realtà nell’ultimo biennio. Una collaborazione, come confermato dalla stessa RFI, estremamente significativa e che ha condotto all’ormai imminente avvio della fase di testing operativo del primo modulo della piattaforma». Per il lancio di questo modulo, denominato “Vetrina dei servizi”, RFI metterà insieme le soluzioni offerte da imprese ferroviarie, spedizionieri, operatori del trasporto multimodali, autotrasportatori e terminalisti, facendo leva sulla sua terzietà come gestore dell’infrastruttura ferroviaria. A partire dal prossimo mese di gennaio, verrà poi avviata la progettazione e la realizzazione di ulteriori due moduli: il “Configuratore nuovo trasporto”, che consentirà una verifica preliminare di fattibilità di un nuovo servizio, e “ATLAS” (Atlante Logistico Asset e Servizi), che garantirà una vista geolocalizzata degli impianti utilizzati per il trasporto merci edei relativi servizi offerti. Successivamente saranno realizzati altri moduli che permetteranno di richiedere e rendicontare su EasyRailFreight i contributi a sostegno dell’intermodalità e del trasporto ferroviario (“Rendicontazione eco/ferrobonus”) e “Analisi e reportistica”, dedicato all’analisi ed alla diffusione di performance nonché all’elaborazione di report mirati sui flussi e i volumi di traffico merci, finalizzati ad analisi di settore e destinati agli stakeholder interessati. Tra i benefici dell’applicazione anche la costruzione di nuove relazioni di traffico intermodale ‘door to door’ a partire dalle tracce orarie invendute da RFI. «Abbiamo già condiviso con RFI le nostre osservazioni sui restanti moduli della piattaforma, ancora in via di sviluppo – ha commentato il presidente di Anita, Riccardo Morelli – al fine di assicurare la massima utilità ai suoi fruitori, sia la committenza industriale che gli operatori logistici che la nostra associazione rappresenta direttamente».

Una New.Co. tra FS e MSC per l’intermodalità del trasporto merci

Fonte Ferrovie.it Un nuovo e deciso passo in avanti verso l’intermodalità del trasporto delle merci e della logistica. Il Gruppo FS e il Gruppo MSC hanno infatti siglato a Ginevra un Memorandum of Understanding finalizzato alla nascita di una NewCo per la creazione di nuovi terminal e ampliare così la rete della logistica del trasporto merci tra porti in Italia e il resto d’Europa, proseguendo nel piano di sviluppo dell’intermodalità fra trasporto marittimo e ferroviario con maggiori e più efficaci sinergie. L’intesa è stata siglata, alla presenza dell’Amministratore Delegato del Gruppo FS, Luigi Ferraris, e di Gianluigi Aponte, Chairman del Gruppo MSC, da Sabrina De Filippis, AD di Mercitalia Logistics (capofila del Polo del Gruppo FS Italiane), e da Giuseppe Prudente, Chief Logistics Officer di MSC e Presidente di MEDLOG. L’accordo prevede la creazione di una nuova società controllata da Mercitalia Logistics (51%) e partecipata da MEDLOG (49%), società del Gruppo MSC che si occupa di intermodalità e logistica. “Il Memorandum firmato oggi, con un importante partner internazionale, conferma l’impegno che il Gruppo FS sta portando avanti per diventare il player europeo della logistica. – ha dichiarato Sabrina De Filippis, AD di Mercitalia Logistics – L’accordo rientra tra le azioni del nostro Piano Industriale, che prevede il potenziamento dei terminal esistenti e la realizzazione di nuovi hub multimodali, tecnologicamente avanzati e a basso impatto sull’ambiente. Questo permetterà di incrementare i volumi delle merci trasportate in treno anche grazie a connessioni sempre più efficaci dei nostri porti e dei nostri terminal alla rete nazionale e ai corridoi ferroviari europei, consolidando l’integrazione dei sistemi di trasporto mare-ferro-gomma”. Il Memorandum, infatti, segue quello firmato tra le due società a settembre dello scorso anno e la collaborazione tra le due società consentirà di creare nuova capacità di terminal in funzione dello sviluppo del traffico intermodale marittimo sull’asse Italia-Nord Europa, da e verso i porti italiani, migliorando la qualità dei servizi e fornendo un’alternativa competitiva al trasporto su strada. Progetti e iniziative coerenti con la mission di Ferrovie dello Stato per sostenere lo sviluppo dell’economia italiana tramite l’uso sempre maggiore della mobilità ferroviaria, modalità molto più sostenibile dal punto di vista ambientale. E questo anche nel settore delle merci, comparto in cui FS intende raddoppiare in dieci anni la quota trasportata via treno. Comunicato stampa Gruppo FS – 15 novembre 2023

L’annus horribilis del trasporto merci su rotaia

Secondo il presidente di UIRR, Ralf-Charley Schultze: “Le prestazioni del trasporto combinato europeo hanno subito un brusco calo delle prestazioni per il 2023, con una contrazione che supera quella del 2020, legata alla pandemia” Fonte Stralcio articolo S2S 14 NOVEMBRE 2023  “Il brusco declino delle prestazioni del trasporto combinato europeo si è accelerato tra luglio e settembre di quest’anno, raggiungendo il -16,85%. Il calo supera la contrazione trimestrale storica del 14,67% subita nel secondo trimestre del 2020, durante il quale sono stati applicati i peggiori blocchi legati alla pandemia di Covid in Europa. Il 2023 sta rapidamente diventando un annus horribilis per il trasporto merci su rotaia, trascinando con sé il trasporto combinato”, a lanciare un nuovo grido d’allarme per il settore è il presidente di UIRR (Union for Road-Rail Combined Transport), Ralf-Charley Schultze. “Scioperi, disastri naturali, un grave deragliamento, lavori estesi in tutto il network, impatti meteorologici estremi esacerbati dal collasso del trasporto ferroviario intermodale intercontinentale – a causa della guerra in Ucraina – oltre a un risultato economico generalmente debole, mentre l’aumento dei costi è alimentato dai persistenti alti prezzi dell’elettricità per la trazione e dall’inflazione, hanno contribuito a creare la debole performance complessiva. D’altra parte, il sentiment index di UIRR mostra un’aspettativa leggermente meno pessimistica dei decisori del settore, poiché la previsione aziendale per i prossimi 12 mesi è migliorata a ‘lievemente negativa’. Un miglioramento graduale delle prestazioni economiche, le migliorie apportate al quadro normativo e la convinzione che le ‘sfortune’ del 2023 non possano ripetersi due anni di seguito offrono uno spiraglio di speranza”, ha sostenuto ancora nel suo intervento Ralf-Charley Schultze.

Nuova proposta della Commissione Europea sull’intermodalità

Fonte TrasportoEuropa 08.11.2023 La Commissione Europea rilancia per la terza volta la riforma della Direttiva del 1992 sul trasporto ferroviario intermodale, dopo che le due precedenti proposte furono respinte nel 1998 e nel 2017 dal Parlamento e dal Consiglio Europeo. La nuova proposta, presentata il 7 novembre 2023, rientra nel Pacchetto Greening Freight. La Commissione vuole sostenere i trasporti intermodali che riducono le esternalità negative dell’autotrasporto di almeno il quaranta percento, usando anche la digitalizzazione. Un’altra importante innovazione, che riguarda la parte stradale, è l’esenzione ai divieti di circolazione temporanei (come quelli festivi) nel caso in cui il camion debba raggiungere un terminal intermodale, sulla base dei tempi di partenza dei treni, delle imbarcazioni fluviali o delle navi. La nuova direttiva interviene anche sull’informazione, che nell’intermodalità è un fattore cruciale. Gli operatori dei terminal dovranno fornire sul web dati sui servizi e le strutture, mentre l’Unione Europea svilupperà un portale web per fornire informazioni di tipo normativo e amministrativo. L’obiettivo della riforma è ridurre di almeno il dieci percento il costo medio del trasporto intermodale porta-a-porta entro sette anni dall’introduzione della norma. La proposta della Commissione Europea deve ora iniziare il consueto percorso di approvazione, che prevede il passaggio al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa, che potranno portare modifiche al testo. Sarà però molto difficile che ciò avvenga entro l’attuale legislatura, poiché l’agenda del Parlamento è già fitta e le elezioni avverranno a giugno 2024.

Slitta a settembre 2024 la completa apertura del Gottardo

TrasportoEuropa 02.11.23 Ffs rinvia ancora la completa apertura della galleria di base del San Gottardo, che non avverrà prima di settembre 2024. Lo annuncia in una nota diffusa il 2 novembre 2023, dove spiega che “il deragliamento di un treno merci il 10 agosto 2023 ha causato danni molto più gravi di quanto inizialmente ipotizzato. Di conseguenza, i lavori di riparazione stanno richiedendo molto più tempo del previsto. L’intenzione delle Ffs è quella di aumentare la capacità per il trasporto merci durante la settimana e per il trasporto passeggeri nei fine settimana a partire dal cambio d’orario del 10 dicembre 2023”. La società ferroviaria precisa anche che allo stato attuale, i danni ammontano tra 100 e 130 milioni di franchi (circa 104-135 milioni di euro), per i quali vige un’assicurazione. I lavori comprendono la completa sostituzione di oltre sette chilometri di carreggiata e sono svolti da un’ottantina di lavoratori di Ffs e di aziende terze “in condizioni climatiche difficili”. Oggi nella galleria viaggiano solamente treni merci lungo la canna est, in numero minore del potenziale dell’infrastruttura, e alcuni treni passeggeri solo nel fine settimana.