Fonte Ship2Shore 26.02.
Recentemente è approdata in Aula alla Camera la proposta targata Fratelli d’Italia per la Legge quadro sugli Interporti, il cui primo firmatario è Mauro Rotelli. Una proposta di legge era stata già messa in cantiere la scorsa legislatura sempre da FdI, ma l’iter non era mai arrivato a compimento.
“L’iter della proposta di Legge, a seguito della proficua discussione in commissione approda in Aula alla Camera con un testo che mira a riorganizzare e riordinare la disciplina degli interporti. Materia che riveste una importanza strategica per l’economia e lo sviluppo della nostra nazione la cui normativa è ferma al 1990. Dopo 34 anni durante i quali la logistica internazionale ha visto profondi mutamenti e il potenziamento dell’intermodalità, anche attraverso la creazione dei corridoi Ten-T, lo sviluppo delle Supply Chain, le reti materiali e immateriali, rendono ormai non più rinviabile la discussione e l’approvazione di questa legge”, ha dichiarato nei giorni scorsi l’onorevole Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.La norma ha sicuramente un valore strategico per diversi motivi, il primo dei quali è quello di mettere mano su un tipo di infrastruttura che nei prossimi anni sarà sempre più centrale nel sistema dei trasporti, perché saranno questi nodi le stazioni di interscambio per permettere lo sviluppo del trasporto su rotaia attraverso i corridoi europeei Ten-T, come ha affermato Rotelli.Gli interporti sono una realtà che esiste da parecchio tempo, e che ha consolidato la propria imprescindibile utilità, ma proprio come accadeva per i porti marittimi prima del 1994 e della legge 84 non c’è una norma che li inquadri.La proposta di legge fa emergere particolari che lasciano intendere come questa andrà a integrarsi alla riforma portuale che prevede il Governo e questo riguarda soprattutto la governance. Per dare un inquadramento ai 24 interporti italiani – che potranno salire fino a un numero di 30 – verrà infatti istituito «nelle more della disciplina relativa alla materia portuale» il Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica, che avrà il compito di rappresentare una cabina di regia, indirizzo e programmazione per tutte le attività inerenti agli interporti, strettamente connesse con le port authority.
Il suddetto Comitato sarà formato da: il ministro dei Trasporti, i presidenti delle Regioni dove si trovano gli interporti, il presidente dell’Unione Interporti e degli interporti stessi. Sarà proprio questo organo di controllo, secondo la deputata ligure di FdI Maria Grazia Frijia (tra i firmatari della norma), a garantire l’indirizzo pubblico di queste strutture, che però agiranno in regime di diritto privato. Nel Comitato è prevista la partecipazione di sindaci e presidenti delle AdSP interessate alla creazione di nuovi interporti, il presidente della Conferenza delle Regioni e i rappresentanti delle imprese di trasporto e logistica che operano sul territorio, ma nessuno di questi avrà diritto di voto.Chi gestisce l’interporto agisce in regime di diritto privato e godrà di un diritto di superficie sulle aree, la durata del diritto viene stabilita in base al valore degli investimenti effettuati e all’ammortamento dei costi (un po’ come succede con le concessioni portuali), ma i gestori – dopo una perizia giurata – potranno anche riscattare le aree degli enti concedenti. “Con questa legge superiamo una disciplina che risale a più di 30 anni fa, e definiamo un quadro giuridico più moderno. Il dispositivo prevede una gestione imprenditoriale degli interporti, ma nel principio della programmazione pubblica grazie al Comitato. Tra gli altri punti qualificanti, la proposta di legge punta a diminuire l’impatto negativo sull’ambiente, con l’associazione dell’attività intermodale con quella di lavorazione delle merci: come l’imballaggio e l’etichettatura, favorendo così occupazione e contenimento dei costi”, ha dichiarato Frijia a Il Secolo XIX.L’aggiornamento normativo “è necessario”, ha detto sempre al quotidiano genovese, Valentina Ghio, deputata ligure del Pd in commissione Trasporti, ma “dopo FS, Poste italiane e la volontà espressa in più occasioni da parte della maggioranza di un ingresso dei privati nella gestione dei porti, ora assistiamo alla realizzazione delle privatizzazioni con la legge sugli interporti. Le modalità con cui gli enti gestori devono agire, non garantiscono meccanismi di natura pubblica”.
Il primo interporto a rivelarsi una voce fuori dal coro è sicuramente quello di Padova, che approva l’aggiornamento di una normativa datata 1990, ma rileva alcuni aspetti che non sarebbero stati sufficientemente chiariti in maniera definita dal Governo. A pensarlo è Roberto Tosetto, direttore dell’interporto padovano, che ha detto la sua sempre ai taccuini de Il Secolo XIX: “In primo luogo c’è un tema legato alle definizioni: la norma infatti non istituisce, diciamo chiamandoli per nome e cognome, i singoli interporti italiani, ma dà una definizione molto ampia: il rischio è che qualunque struttura logistica, dotata di un binario e con un collegamento a un’arteria principale di comunicazione, possa rientrare nella categoria, tenuto però conto che però c’è un numero massimo previsto, che è stato stabilito in 30, con un criterio che non viene spiegato”.“Il testo della norma – aggiunge ancora Tosetto – specifica anche che, laddove lo consentano i bilanci degli interporti, ogni struttura deve concorrere agli investimenti con una parte dei propri utili ai progetti delle altre, o allo sviluppo di nuovi interporti, previo via libera del Comitato. Manca il meccanismo finanziario, e concettualmente rischia di essere di difficile applicazione: sarebbe come obbligare il porto di Genova a investire su uno scalo concorrente, tipo Trieste, o viceversa”.Inoltre, sempre secondo il direttore dell’Interporto di Padova, esiste un ulteriore problema: “Già oggi molti degli interporti si trovano su aree di proprietà: è il nostro caso, ma per esempio anche quello di Novara o Rivalta Scrivia e di altre strutture. A questo punto ci si potrebbe chiedere se in effetti questi interporti possano essere ricompresi all’interno della legge, oppure se non essendo su suolo pubblico e operati da società di gestione, diventano qualcos’altro. La ratio della norma mi sembra quella di intendere l’infrastruttura degli interporti come una grande rete nazionale, come il gas, le ferrovie o l’elettricità. Bene, ma credo ci siano margini di miglioramento, forse anche sugli impegni finanziari: sono resi disponibili 21 milioni su tre anni per 24 strutture esistenti e 6 da realizzare, a mio giudizio pochi rispetto alle esigenze del settore e alle ambizioni della stessa norma”.Il giudizio, negativo, di Raffaella Paita, senatrice ligure e coordinatrice di Italia Viva, non si è fatto attendere: “La legge sugli interporti sembra una norma dirigista degli anni ‘90, e certifica il fallimento della coppia Salvini-Rixi al Ministero dei Trasporti e uno degli ennesimi capitoli di scontro fra FdI e Lega”.
Anche Il presidente di UIR, l’associazione che riunisce i 26 interporti italiani, Matteo Gasparato è intervenuto sulla Legge di riforma dell’interportualità, precisando che l’Unione Interporti è convinta della “bontà delle finalità di un testo che viene avversato non per sbaglio da una certa parte politica”.
“Probabilmente a qualcuno sono sfuggiti molti passaggi associativi e colgo l’occasione di alcune interviste rilasciate nell’approssimarsi della discussione alla Camera del testo di legge, a prima firma Rotelli, per riaffermare la necessità di procedere con l’approvazione di una norma, che rappresenta un punto di partenza importante. Fa piacere che, finalmente, gli interporti siano arrivati al centro della scena, dopo anni di disinteresse totale da parte di compagini di governo e di gruppi di pressione che invece oggi sono così attenti. Faccio sommessamente presente che questo disegno di legge nasce da una proposta fatta da UIR nel 2018, riprendendo il testo che aveva come prima firmataria l’onorevole Velo”, ha sottolineato Gasparato.
Intanto proprio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato il bando per la presentazione di proposte per lo sviluppo e l’implementazione dei sistemi informatici degli interporti di rilevanza nazionale, facendo sapere che è “Finanziato con fondi Next generation-Eu, la misura valorizza gli standard funzionali di interoperabilità definiti dalla Piattaforma logistica nazionale per favorire l’interconnessione tra i porti. Un incentivo per l’efficienza e la funzionalità di interporti e terminal intermodali. Obiettivo: ridurre il trasporto stradale di merci a vantaggio dell’ambiente e della mobilità”








